Comunismo libertario contro il lavoro
L’approccio di Michael Seidman offre un’illuminazione originale sulle 1936 rivolte, nonostante alcune limitazioni. Michael Seidman propone una storia dal basso, dal punto di vista dei lavoratori. Insiste sulle pratiche piuttosto che sulle ideologie.
Lo storico descrive molto bene l’ideologia produttivista degli anarchici e della sinistra. I sindacalisti e i rivoluzionari vogliono prendere il controllo dei mezzi di produzione, ma si rifiutano di inventare un nuovo modo di creare. Non escono dalla logica del capitale e del lavoro. L’autogestione è in definitiva simile a una nuova forma di capitalismo, senza alterare il contenuto o gli obiettivi di un sistema produttivista e oppressivo.
La critica del lavoro è elusa a favore di una bonifica dei salari, soprattutto tra gli anarchici. Essi restano infatti impegnati nell’importanza di produrre ricchezza e di imporre una gestione più efficiente dell’economia. Rimangono bloccati nella logica del capitale, anche criticando lo stato e lo sfruttamento. La critica dell’opera permette di mettere in discussione il capitalismo non solo da un punto di vista ideologico, ma di cambiare radicalmente la vita quotidiana. La rivoluzione non dovrebbe essere solo di gestire il lavoro e l’alienazione. Sembra essenziale trasformare le relazioni umane, il modo di produrre e di vivere.
D’altra parte, l’interpretazione del libro di Michael Seidman può cedere il passo a qualche confusione. Queste analisi possono alimentare l’idea di un movimento del lavoro pienamente integrato con la logica del capitale. L’ideologia rivoluzionaria e la prospettiva di superare la società esistente può solo portare ad una nuova forma di alienazione, secondo questa interpretazione del libro. Soprattutto, Michael Seidman sembra presentare il rifiuto di lavoro come derivante dal dilettantismo semplice degli operai contro un movimento produttivista rivoluzionario.
In realtà, l’indisciplina dei lavoratori è anche un processo politico. È una pratica di lotta che non deve essere svuotata del suo senso politico. Gli operai che si levano in piedi ai piccoli chef e che rifiutano il cadenze non sono contenti di fare un capriccio. Vogliono cambiare la società e uscire dalla loro vita di miseria. Lo storico Chris Ealham evoca la diffusione delle pratiche di wrestling nei quartieri popolari di Barcellona.
Ci sono due communismes libertarie. quella delle organizzazioni e del CNT che impone la razionalizzazione del lavoro e l’autogestione del capitalismo. Ma anche quello dei lavoratori in lotta che portano una prospettiva di trasformazione di tutti gli aspetti della vita quotidiana. Le lotte dei lavoratori non si riferiscono solo a una dimensione sociale. Essi portano un approccio profondamente politico a una civiltà radicalmente nuova che sottolinea il piacere e la gioia di vivere contro tutti i vincoli sociali.
Fonte: Michael Seidman, lavoratori contro il lavoro. Barcellona e Parigi durante i fronti popolari, Senovero, 2010